Wednesday, October 29, 2025

La Truffa del "Bottino"

 

LA TRUFFA DEL "BOTTINO"

L’avidità è più potente del giudizio. — Il truffatore della segatura. — La truffa regna. — Preparando una circolare. — Il verde Verdant. — Mi può dire dove posso trovare il signor Sharp? Agenzia drammatica. — Le "cose storte". — Cinque dollari in gioielli. — Denaro buono per cattivo. — Segatura.

Questa è una delle truffe più riuscite a cui ricorrono gli imbroglioni per spennare le loro vittime ingenue, ma altrettanto senza scrupoli. È più sicura di quasi qualsiasi altro sistema di frode, perché viene praticata con uomini la cui avidità supera il loro giudizio e che, nel desiderio di truffare gli altri, diventano essi stessi vittime. Per questa ragione, il “truffatore della segatura” sfugge invariabilmente alla punizione, poiché per arrestare questi uomini le vittime sarebbero costrette a riconoscere la propria disonestà. Come conseguenza naturale, i clienti truffati da questi imbroglioni preferiscono sottomettersi tranquillamente alle proprie perdite piuttosto che esporsi alla luce dubbia che deriverebbe da qualsiasi tentativo di punire i colpevoli.

Per usare le parole di uno degli operatori più riusciti in questo raggiro, è “la migliore truffa e regna su tutte le frodi. È la più valida, la più intelligente, astuta e redditizia di tutte le truffe della professione, e una breve descrizione della sua esecuzione è appropriata in questo volume. Anzitutto, è necessario preparare una circolare, o un discorso, che attiri l’attenzione e stimoli l’avidità delle vittime; a tal fine, il seguente è un buon esempio del primo attacco epistolare.

 

Egregio signore, senza dubbio Le sembrerà strano come sia venuto in possesso del Suo nome e indirizzo. La spiegazione è la seguente: un mio agente confidenziale, che si trovò nella Sua città non molto tempo fa, me li fornì. Mi disse di ritenere che Lei fosse un uomo capace di gestire con sicurezza i miei affari, e per questo ho deciso di scriverle. Se mi fossi sbagliato, la prego di non offendersi e di lasciar cadere la questione. Il mio motto è: non arrecare mai danno a un uomo disposto a dimostrare di essere tuo amico. La mia attività non è esattamente legittima, ma gli “articoli verdi” con cui tratto sono sicuri e redditizi da maneggiare. Le taglie sono da uno, due, cinque e dieci. Capisce? Non posso essere più chiaro finché non saprò che parliamo seriamente. Se deciderà di rispondere a questa lettera, Le invierò tutti i dettagli e le condizioni, e farò del mio meglio per soddisfarla in ogni punto. Dunque, se questo affare La interessa come amico, Le mostrerò di essere un amico vero e duraturo, sia che si tratti di uno o di mille dollari. Ricordi, non desidero denaro in anticipo, poiché non conduco i miei affari in quel modo. Voglio solo convincerla che sono, come Le dico, un amico per un amico.

                     Cordiali saluti

 

Questa circolare è stampata con cura su buona carta e può recare la data di qualsiasi città in cui i truffatori si trovino temporaneamente. Viaggiando per il Paese e conducendo accurate indagini sugli abitanti, riescono a individuare gli uomini per i quali una circolare di questo tipo rappresenterebbe un’esca allettante. Raramente commettono errori e, di conseguenza, la loro attività risulta molto redditizia e, come ho già detto, relativamente sicura. Il nome firmato in calce alla circolare è fittizio, e l’indirizzo indicato appartiene a un locale dalla reputazione discutibile. Descriveremo ora l’operato di questi uomini in forma narrativa, per illustrare più compiutamente il loro modo di agire.

Il signor Verdant Green, uomo avveduto nel commercio di cavalli e sempre pronto a discutere con chiunque e su qualunque argomento, riceve una di queste circolari, e la scintilla latente di disonestà che giace in lui si accende all’istante. Tuttavia, comprende la necessità di agire con cautela e scrive ai mittenti una lettera d’indagine prudente: «Quali sono gli articoli verdi di cui parlate? Per quali usi sono destinati e in che modo si presenta l’occasione di guadagnare denaro?» La risposta a queste domande è un invito diretto rivolto al signor Green, affinché si rechi di persona a constatare con i propri occhi le possibilità di fare fortuna.

Il signor Verdant Green, vestito con i suoi abiti migliori, poco dopo fa la sua comparsa in città e si mette a cercare il salone al quale è stato indirizzato. Nota che il nome sulla porta non corrisponde a quello cui aveva scritto; quindi, ricontrolla l’indirizzo e scopre che deve rivolgersi “alle cure del signor Sharp”. La cosa lo rassicura, e, una volta entrato nel salone, si avvicina al barista elegantemente vestito. «Mi può dire dove posso trovare il signor Sharp?» Le reazioni del barista, che cerca di ricordare, sono uno spasso da osservare. Si gratta la testa, sembra confuso e mormora tra sé: «Sharp… Sharp… signor Sharp… no, ehm, non conosco nessun signor Sharp.» Poi chiama alcuni uomini che stanno giocando a carte nel retrobottega: «Ehi, Jack! Conosci qualcuno che si chiama Sharp da queste parti?» Un grande coro di “No” proviene dal fondo del locale, e Jack, che è uno dei complici, compare sulla soglia, esaminando con occhio critico il visitatore di campagna. Poiché l’esame sembra soddisfacente, Jack si avvicina allo sconosciuto e, con tono untuoso, gli si rivolge: «Vuole vedere il signor Sharp? Be’, era solito stare da queste parti, ma si è trasferito, sì, si è trasferito… vediamo… più di due mesi fa, credo. Mi creda, ha lasciato la città, chissà per dove.» Il volto del signor Verdant Green si allunga a quella notizia, e se ne va tristemente, in uno stato di confusione. Si domanda dove possa essere finito Sharp e non riesce a comprendere come la lettera che aveva ricevuto solo tre giorni prima potesse indirizzarlo a un luogo dal quale l’autore si era già trasferito due mesi prima.

Mentre il signor Verdant Green elabora, con aria astratta, questa strana complicazione, qualcuno gli si avvicina silenziosamente alle spalle e gli assesta una leggera pacca. Si volta di scatto — e davanti a lui compare il timoniere dell’affare: un uomo dall’eloquio semplice, vestito con impeccabile eleganza, che gli prende subito la mano e dice, con voce melliflua: «Mi perdoni, signore… ma non è forse lei il gentiluomo che cercava il signor Sharp?» «Sì, proprio io», risponde Green, mentre il volto gli si illumina visibilmente. «Forse può dirmi dove posso trovarlo?» «Ma naturalmente!» esclama il timoniere dell’affare, con un sorriso complice. «Se davvero desidera concludere affari limpidi e straordinariamente redditizi — e non è spinto soltanto dalla curiosità — io sono l’uomo giusto per condurla dal signor Sharp. Il suo nome è Green, vero? Mi sono preso la libertà di dare una sbirciatina oltre la sua spalla mentre leggeva quella lettera. In effetti, mio caro signor Green, stavo andando proprio là in questo momento. Venga, prendiamo prima un bicchiere insieme.

Senza la minima esitazione, il signor Verdant Green accompagna il suo nuovo compagno di ritorno al bar che avevano appena lasciato e, dopo aver vuotato amichevolmente i bicchieri, i due si incamminano verso la dimora del signor Sharp. Le stanze del signor Sharp consistono in un piccolo ufficio, con le persiane tirate sui vetri della porta e numerose litografie eleganti incollate ai vetri della finestra. Sopra la soglia pende un modesto cartello di latta con la seducente, e non poco ingannevole, scritta “Agenzia Drammatica”, tracciata con vernice bianca. Il timoniere bussa alla porta con un colpo particolare: questa si apre cautamente di pochi centimetri, lasciando intravedere soltanto un occhio nella fessura. Una voce dall’interno esclama: «Va bene!» Subito dopo la porta si apre del tutto, e il signor Green si ritrova ammesso nel santuario dell’uomo della segatura, dove gli viene presentato il signor Sharp. Quest’ultimo sa subito insinuarsi nella buona opinione del signor Green. È un tipo gioviale, bonario, con un sorriso di impeccabile sincerità. Fa portare una bottiglia di liquore e alcuni sigari di pregio; poi, presentato dal timoniere con un silenzioso ammiccamento, viene informato che il visitatore possiede tutte le qualità richieste — e così, senza ulteriori cerimonie, l’affare può cominciare.

Ebbene, signor Green,» dice il signor Sharp con un sorriso da uomo d’affari di mondo, «il mio amico qui mi informa che lei desidera acquistare qualcuno dei nostri articoli. Le piacerebbe dare un’occhiata agli articoli verdi?» Il signor Green dichiara prontamente la propria disponibilità, e Sharp, senza perdere tempo, affonda la mano destra nella tasca del soprabito, traendone un grosso rotolo di banconote. Ce ne sono di ogni taglio — da un dollaro fino a venti — lucenti, fresche, fruscianti, immacolate. Non occorre nemmeno sottolineare che si tratta di denaro autentico, ottenuto dalla banca il giorno precedente, in cambio di biglietti logori. La loro apparenza, naturalmente, è tale da trarre facilmente in inganno anche i più esperti dei periti, se solo qualcuno si azzardasse a suggerire che siano falsi. Gli occhi del signor Green si spalancano al massimo davanti a quella spettacolare esibizione, mentre il signor Sharp, distendendo sul tavolo alcune delle banconote con gesto metodico e solenne, riprende con tono formale e pratico:

Ecco qui alcune delle nostre merci… diciamo, fraudolente,» soggiunge il signor Sharp con una punta di compiacimento. «Le vendiamo a trenta centesimi per ogni dollaro:




venticinque subito, e i restanti cinque dopo la consegna della partita. Ci lusinghiamo che questi articoli siano di ottima fattura: li osservi pure, e mi dica che cosa ne pensa.»

Il signor Green li prende, uno dopo l’altro, e li esamina con occhio critico. È letteralmente stupefatto. Tira fuori alcune banconote dal proprio portafoglio, le pone accanto alle presunte falsificazioni e, con crescente meraviglia, scopre che la somiglianza è perfetta in ogni minimo dettaglio. Alla fine, incapace di trattenersi, esclama: «Perbacco! Non ho mai visto nulla di simile! Per la grande cucchiaiata del destino, sono come due gocce d’acqua!» «Be’, sì, naturalmente,» commenta il signor Sharp, visibilmente compiaciuto. Poi, per spronare l’affare, aggiunge con voce insinuante: «Vedrà, mio caro, che siamo la gente giusta con cui trattare. Noi non approfittiamo mai dei nostri clienti. Se ha ancora qualche dubbio sul fatto che i “cromi” siano spendibili e accettati dappertutto nel continente, be’, possiamo semplicemente uscire e metterli alla prova. Li sottoponiamo a un piccolo esperimento pratico, e la questione sarà chiusa.» «Oh, non credo ce ne sia bisogno, signor Sharp,» risponde Green, esitante. «Oh, al contrario —replica Sharp, determinato a concludere la vendita—, preferiamo che il valore dei nostri prodotti sia dimostrato. Dunque, venga: usciremo, andremo nel negozio che preferisce e compreremo qualcosa. Se non riceverà il resto dei “cromi” senza il minimo problema, ebbene, l’affare è annullato e non avrà più nulla a che fare con noi.»

 

Il signor Green li prende, uno dopo l’altro, e li esamina con occhio critico. È letteralmente stupefatto. Tira fuori alcune banconote dal proprio portafoglio, le pone accanto alle presunte falsificazioni e, con crescente meraviglia, scopre che la somiglianza è perfetta in ogni minimo dettaglio. Alla fine, incapace di trattenersi, esclama: «Perbacco! Non ho mai visto nulla di simile! Per la grande cucchiaiata del destino, sono come due gocce d’acqua!» «Be’, sì, naturalmente,» commenta il signor Sharp, visibilmente compiaciuto. Poi, per spronare l’affare, aggiunge con voce insinuante: «Vedrà, mio caro, che siamo la gente giusta con cui trattare. Noi non approfittiamo mai dei nostri clienti. Se ha ancora qualche dubbio sul fatto che i “cromi” siano spendibili e accettati dappertutto nel continente, be’, possiamo semplicemente uscire e metterli alla prova. Li sottoponiamo a un piccolo esperimento pratico, e la questione sarà chiusa.» «Oh, non credo ce ne sia bisogno, signor Sharp,» risponde Green, esitante. «Oh, al contrario —replica Sharp, determinato a concludere la vendita—, preferiamo che il valore dei nostri prodotti sia dimostrato. Dunque, venga: usciremo, andremo nel negozio che preferisce e compreremo qualcosa. Se non riceverà il resto dei “cromi” senza il minimo problema, ebbene, l’affare è annullato e non avrà più nulla a che fare con noi.» L’offerta pare equa e decisamente allettante, e così, senza ulteriori indugi, il piccolo gruppo si mette in marcia. Una gioielleria è la meta più naturale per l’ingenuo visitatore di campagna, desideroso com’è di acquistare un dono per la sua amata rimasta a casa. Entrato nel negozio, dopo aver contemplato la luccicante distesa delle vetrine, l’occhio del signor Verdant Green si posa su un paio di orecchini; li osserva con cura, e il signor Sharp, sorridendo con la calma del professionista, domanda:

Ebbene, che ne dice, Green? Le staranno bene, non le pare?»

Il signor Green esprime la propria soddisfazione, e allora il signor Sharp estrae il suo rotolo di banconote e chiede al gioielliere, con tono distratto:

«Quanto costa?» «Cinque dollari,» risponde l’altro.

«Be’, direi che è più che ragionevole,» replica Sharp, porgendo il denaro.

«Prenda pure da qui.»

Il signor Green osserva ora il gioielliere con il massimo interesse, ma tutto sembra procedere senza intoppi. Il commerciante, dopo aver gettato uno sguardo alle banconote, le ripone nel cassetto del banco e consegna il resto senza la minima esitazione.

La cosa, per il signor Verdant Green, è ormai chiusa. Quando infine i due tornano sul marciapiede, egli guarda dapprima gli orecchini che stringe nella mano, poi il suo accompagnatore, che gli sorride soddisfatto. E, infine, in un tono di profonda stupefazione, esclama:

«Per tutti i santi, forestiero, nemmeno il miglior prestigiatore da fiera le arriva alla caviglia!

Va ricordato che il denaro che il signor Sharp ha passato al gioielliere era in realtà una genuina banconota governativa da dieci dollari; pertanto, non poteva sorgere alcuna difficoltà né opposizione. Ma per il credulo signor Green, convinto che il biglietto fosse falso, il risultato apparve semplicemente prodigioso. Ora che la vittima è stata sapientemente condotta al giusto grado di meraviglia e ammirazione, il signor Sharp osserva, con tono allusivo: «Ebbene, ora che ha visto come funzionano i nostri “cromi”, non resta che comprare. Quanto desidera?» Nella maggior parte dei casi, la vittima richiede da due a cinquecento dollari di quel “materiale”, e così dichiara apertamente la cifra; a questo punto ha inizio la famosa “truffa della segatura”. Talvolta il denaro viene consegnato sotto forma di un rotolo; in tale evenienza, lo si prepara con cura, inserendo all’interno della spirale un mucchietto di carta straccia e alcune banconote false all’esterno, avvolgendo infine il tutto con un’unica banconota autentica. Quando il malcapitato si è già messo il pacchetto in tasca, gli altri si congedano con garbo, lasciandolo libero di scoprire l’inganno a suo comodo. Naturalmente, prima di ricevere i preziosi “articoli verdi”, la vittima deve consegnare il proprio denaro buono, contante e sonante; e, una volta ottenuto questo, il signor Sharp non trova più alcuna ragione per occuparsi del signor Green.

In altri casi, quando la somma pattuita è cospicua, i truffatori procurano una vecchia borsa da viaggio, di quelle di tappeto, e la riempiono diligentemente di carta verde prima di consegnarla al povero malcapitato. Due membri della combriccola lo accompagnano premurosamente fino alla stazione del treno o dell’omnibus, e nessuna occasione gli viene concessa per dare un’occhiata all’interno del bagaglio finché non è già a bordo. A quel punto, naturalmente, i lestofanti sono ormai lontani, al sicuro nella distanza.

In simili circostanze si può stare certi che la cassa, quando infine giunge all’impaziente signor Green, contiene soltanto segatura — segatura semplice, autentica e abbondante. Si possono facilmente immaginare i sentimenti del rustico aspirante imbroglione nel momento in cui scopre l’interno della cassapanca così accuratamente inviatagli, rendendosi conto di aver pagato la sua percentuale — e anche le spese di spedizione — per il nobilissimo privilegio di poter annoverarsi fra i gonzi più imponenti prodotti dalla nostra moderna civiltà.

Non occorre aggiungere che a una simile scoperta, tanto deludente quanto esasperante, non segue alcuna denuncia. Il signor Green sarebbe infatti costretto a svelare la propria intenzione disonesta prima di poter agire contro la fantomatica ditta “B. Sharp & Co.”. Così il gioco procede in tutta tranquillità, e i proventi della celebre “truffa della segatura” continuano a crescere con esemplare regolarità.

 





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