IL
BORSEGGIATORE
Il percorso
iniziale di carriera di un criminale professionista include il lavoro in gruppo
e l'imboscata ai depositanti bancari. Ladri di vagoni ferroviari. —Rubare la
borchia di diamanti. Orologio e catene, borse e portafogli. — Ladri di tram.
—La ladra.
Quando esaminiamo
come i criminali professionisti iniziano la loro carriera, scopriamo sempre che
il loro primo passo verso il crimine è il borseggio. Tra l'allarmante
numero di ladri professionisti di tutti i ceti gerarchici nel paese di oggi,
sarebbe difficile trovarne uno che, all'inizio della sua esperienza disonesta,
non si sia occupato di rubare alle tasche degli innocenti e degli
ignari. Il borseggio ha praticanti più abili rispetto alla maggior parte
degli altri crimini. La folla di solito li include. Seguono i circuiti
della gara. Essi sono frequentatori abituali dei circhi itineranti, li si trova
nei teatri e nelle chiese. Alle adunanze pubbliche, alle feste popolari e
persino ai funerali, questo funesto ladro si introduce con sfacciata audacia,
portando con sé inevitabilmente turbamento e perdita. A questa categoria
appartengono innumerevoli tipi di malviventi, dai ragazzini malvestiti che
sottraggono fazzoletti, ai professionisti esperti capaci di sfilare con
destrezza un portafoglio dalle tasche del soprabito di un ignaro passante. Le
gradazioni intermedie sono ben definite e variano secondo l’abilità e l’audacia
dei ladri stessi. Le ladre, abili quanto i loro colleghi maschi, eccellono
nell’arte di rubare con grazia e disinvoltura gli ignari del settore. Alcuni
maschi derubano soltanto le donne, mentre altri si rifiutano di farlo. Le
ladre, invece, agiscono senza distinzione, sebbene riscuotano maggiore successo
con le signore che con i signori. Nel linguaggio accettato della malavita,
coloro che operano sugli uomini sono detti “sferzatori di signori”, mentre chi
fa delle donne le proprie vittime predilette riceve il vezzoso appellativo di
“tosatrici di dame”
Una descrizione
dei metodi impiegati dalla confraternita dei borseggiatori può risultare al
tempo stesso interessante e istruttiva, e poiché ho maturato una notevole
esperienza con tutte le classi di questa singolare comunità, tenterò di
illustrare le loro operazioni a beneficio dell’umanità sofferente. Per rendere
il giusto rilievo anche a meriti discutibili, comincerò descrivendo le attività
dei più ambiziosi tra i borseggiatori di sesso maschile, coloro che si aggirano
nei pressi delle zone dove sorgono i grandi istituti bancari e tentano di
derubare chi entra o esce dalle banche. In genere, quattro individui lavorano
insieme per portare a compimento questo genere di impresa, e vengono
comunemente chiamati “banda.” Nel gergo dei ladri, colui che compie materialmente
il furto è detto “strumento” o “gancio,” mentre i suoi complici sono chiamati
“sponde.”
Dopo aver scelto la vittima — il cosiddetto “bersaglio” — intenta a prelevare una somma cospicua dalla banca, uno dei membri del gruppo prende posizione all’interno dell’edificio, in modo da osservare ogni movimento dell’uomo designato. Ciò consente alla banda di individuare con precisione dove viene riposto il denaro, permettendo così di impossessarsi rapidamente del “bottino.” Il “bersaglio” esce dalla banca, raggiunge il marciapiede e prosegue lungo la sua strada. I ladri lo seguono a breve distanza, ma non tentano di agire finché non notano che sta per imboccare una via affollata, salire su un mezzo pubblico, entrare in una strada stretta o attraversare il corridoio di un edificio. Quando la situazione si presenta in uno di questi luoghi angusti o gremiti, i malviventi passano subito all’azione, senza preavviso. Due di loro, detti “spondi anteriori,” si portano avanti per fermare la vittima. In tal modo ne ostacolano il cammino nel momento più opportuno. Lo “gancio” o “gancio,” intanto, si avvicina leggermente alle sue spalle.
Al segnale convenuto — spesso un semplice colpo di tosse — i
due “spondi anteriori” si arrestano. Fingono indifferenza, come se non si
accorgessero di nulla, ignari dell’uomo che, dietro di loro, viene derubato. Se
lo “gancio” tarda a mettere le mani sul portafoglio o sul denaro e nota che gli
“spondi” cominciano a innervosirsi, egli pronuncia la parola d’ordine:
“attacca!”. Ciò significa che, nel giro di pochi secondi, egli avrà successo e
che tutti gli altri devono restare ai propri posti. Una volta assicuratosi il
portafoglio, emetterà un cinguettio, simile a quello di un uccello, oppure
pronuncerà la parola “lam!”. Questo segnale indica di lasciar andare l’uomo e
di allontanarsi il più rapidamente possibile. La stessa parola viene usata
anche quando non è possibile impadronirsi del denaro e ulteriori tentativi
sarebbero inutili. Accade talvolta che risulti difficile estrarre il
portafoglio o il pacchetto dalla tasca, e il “gancio” sa che, se insistesse
troppo, l’uomo se ne accorgerebbe e darebbe l’allarme. In simili casi, il
“gancio,” quando ha già il portafoglio tra le dita ed è pronto a sfilarlo,
grida “Rouse!”. Al segnale, tutte le “sponde” spingono simultaneamente la
vittima, e durante la breve confusione che ne segue, il “gancio” sfila con
destrezza il portafoglio e si dilegua. Benché la descrizione di questa manovra
possa sembrare lunga, in realtà l’operazione si compie in pochi secondi, sempre
senza destare sospetti né provocare la minima agitazione nella vittima,
derubata con spietata precisione.
Di norma, un
commerciante che si reca personalmente, o che invia il suo commesso in banca
per effettuare un versamento, colloca il denaro e gli assegni in senso
longitudinale all’interno del libretto bancario, che di solito è più corto
delle banconote, lasciando che queste sporgano oltre il margine. Il portatore
ripone poi il libretto nella tasca interna della giacca e così lo trasporta
fino alla banca. Un uomo incaricato di una somma rilevante è di solito
sospettoso e prudente, e i ladri devono perciò agire con estrema cautela.
Quando altri si accalcano o urtano un signore in tale situazione, egli
istintivamente porta la mano al libretto che contiene il denaro, per
assicurarsi che sia ancora al suo posto. I ladri conoscono perfettamente questa
abitudine e, non appena si presenta l’occasione, afferrano le estremità delle
banconote che sporgono dal libretto e, con un movimento rapido e preciso,
estraggono il denaro lasciando il libretto intatto nella tasca. Il risultato
naturale è che il diffidente depositante, toccando dall’esterno e trovando il
libretto ancora al suo posto, non sospetta nulla e non si accorge del furto se
non una volta giunto in banca. I
ladri chiamano questo metodo “sradicamento.”
Alcune persone
sono convinte di non poter essere derubate e si mostrano sempre caute. Queste
tengono il libretto bancario e il denaro nella tasca esterna della giacca, e,
mantenendo una mano sopra il libretto, si illudono che un furto sia
impossibile. I ladri, però, la sanno più lunga, e il loro modo di agire è
questo:
I ladri aspettano
con pazienza il momento giusto, finché l’uomo non raggiunge la porta della
banca. Poiché deve aprirla per entrare, uno dei complici gli si piazza subito
davanti, oppure un po’ sulla sinistra, e si ferma proprio sulla soglia fingendo
di leggere un foglio o di contare del denaro che tiene in mano. Il risultato è
che, invece di spingere l’uomo di lato per poter usare la mano sinistra e
aprire la porta, la vittima, senza pensarci, tende la destra – quella con cui
fino a un momento prima proteggeva la tasca – e apre la porta. Lo “stalliere”
allora avanza appena un poco e poi si scosta. Ma quel secondo è più che
sufficiente: mentre la vittima e il suo “sponde” sono così impegnati, il
borseggiatore ha già sfilato il denaro e si è dileguato. Nel gergo dei ladri,
questo colpo è chiamato “trucco della storia”, e più di un messo di banca è
stato derubato proprio in questo modo.
Quando il denaro
si trova nelle tasche dei pantaloni, i metodi cambiano. Questo tipo di furto è
molto più difficile e, in generale, meno redditizio rispetto a quello ai danni
di chi sta andando o tornando dalla banca. I ladri che praticano quest’arte sono
più rozzi e sbrigativi, sia nell’aspetto che nel modo di agire, e i loro
movimenti, durante l’operazione, risultano più bruschi e decisi. I furti
avvengono spesso nei tram – che loro chiamano “scuotitori” – oppure in mezzo
alla folla, negli ingressi dei vagoni o sulle piattaforme esterne. I ladri,
inoltre, usano termini particolari per indicare oggetti comuni: per esempio, il
portafoglio viene chiamato “cuoio.”
I ladri di quest’ultima categoria scelgono di solito come vittima – che loro chiamano “bersaglio” – un uomo anziano o qualcuno che sembri venire dalla campagna. I primi, di norma, sono più deboli e considerati meno attenti dei giovani; il contadino, invece, si ritiene porti con sé più denaro contante rispetto a un abitante della città. I ladri salgono su un tram affollato e si posizionano nella parte posteriore, pronti a colpire. Per esempio, immaginiamo un uomo benestante sul pianale esterno del veicolo. La prima cosa da fare è capire in quale tasca tiene il denaro: per scoprirlo, il ladro fa scivolare con leggerezza la mano sulla parte anteriore di entrambe le tasche del “bersaglio”. Questa operazione di ricognizione viene chiamata “ventaglio”. Una volta individuato il portafoglio nella tasca sinistra, il segnale per i complici è “colpo a sinistra”. Le “sponde” circondano allora il “bersaglio” e lo “gancio” comincia a operare. Con il braccio coperto da un soprabito, infila nella tasca della vittima le prime due dita della mano destra, appena oltre la prima falange, con l’interno delle dita contro la fodera opposta al corpo. Curvando le dita, solleva la tasca in un movimento detto “strappo”, finché riesce a raggiungere il portafoglio. Non appena riesce ad afferrare il portafoglio – un’azione che nel loro gergo viene chiamata “colpo secco” – il ladro mormora piano: “Rouse!”. Lo “sponde” deve essere avvisato del momento in cui il bottino è stato preso, e attende che lo “gancio” gli sussurri “afferra questo!” oppure emetta un cinguettio sommesso: è il segnale che tutto è riuscito e che il denaro deve passare di mano, la rapina ormai conclusa con successo. Ma non tutti i viaggiatori sono così facili da raggirare. Alcuni turisti, soprattutto quelli che vengono dalla campagna, sono guardinghi e fanno di tutto per evitare i borseggiatori. Per sicurezza viaggiano sempre con le mani in tasca, tenendole sopra il portafoglio. Eppure, appena salgono sul tram, gli occhi dei ladri li seguono: sono già stati scelti come “bersaglio.” È circondato, intento a proteggere il suo tesoro, e ostacolato dalla spalla di uno “sponde”. Al comando sommesso “coprigli il cappello!”, il cappello del contadino viene spinto in avanti da dietro.
L’uomo, impossibilitato a usare l’altro braccio, estrae la mano dalla tasca per sistemarlo. In quell’istante, uno degli “spondi” si muove e gli infila una spalla sotto il braccio libero, impedendogli così di tornare a proteggere la tasca. Lo “gancio” agisce in fretta, e in pochi secondi il pianale torna ad essere sgombro per il contadino: i ladri se ne sono già andati, portando con sé il suo portafoglio. Quando tutti i posti del tram sono occupati, un borseggiatore può restare in piedi di fronte a un uomo con la giacca aperta. Si tiene sospeso alla maniglia del tettuccio, con un cappotto appoggiato sul braccio, e tenta il colpo. Assecondando il movimento oscillante del mezzo, riesce a far cadere il cappotto proprio sotto il mento del passeggero seduto: protetto da quell’ombra di stoffa, sfila il portafoglio dalla tasca interna della vittima, che non sospetta minimamente ciò che accade. Lo stesso ritmo del tram facilita i furti più audaci: con un giornale o un cappotto come schermo, i borseggiatori arrivano perfino a sfilare preziosi orecchini di diamante a passeggeri ignari. Quando il bottino è uno spillone di diamanti con vite, il ladro, dopo averlo coperto con il cappotto o con un giornale, afferra delicatamente la vite tra pollice e indice e tira leggermente la stoffa della camicia, allontanandola dal corpo della vittima. A quel punto, infila l’unghia del pollice dietro la testa della vite e, con una decisa torsione della mano, la svita fino a liberare la pietra. Per quanto questa manovra possa sembrare difficile, cede sempre alla giusta pressione del pollice sotto l’incastro della montatura. Se invece il diamante è fissato con un retro-piatto e non a vite, è impossibile staccarlo dal petto, e il ladro smette immediatamente di tentare. Con la stessa abilità, tolgono o sollevano una spilla di diamanti. Nel loro linguaggio segreto, questi spilloni o fermagli vengono chiamati “puntelli.”I borseggiatori scelgono solitamente le loro vittime sul treno in anticipo, osservando con attenzione chi acquista i biglietti e mostra un’aria agiata. Se non riescono a colpire quando l’uomo sale sulla carrozza, aspettano. Poi uno di loro si fa avanti e, con voce pacata, domanda: «Per quale tratta ha il biglietto?» Il passeggero, credendo di parlare con un funzionario ferroviario, risponde subito. Il ladro allora replica: «In tal caso, deve salire sulla carrozza successiva», indicando con un gesto il vagone davanti o quello dietro. Nello stesso tempo solleva la valigia del viaggiatore, come per aiutarlo, e lo invita con tono gentile: «Venga, signore!» L’uomo, senza sospetto, lo segue. Sulla piattaforma, però, la banda è già pronta. Non appena arriva, lo circondano e lo derubano con rapidità. Sapere dove teneva il denaro ha reso tutto semplice: il colpo si consuma in un istante.]
I borseggiatori
scelgono solitamente le loro vittime sul treno in anticipo, osservando con
attenzione chi acquista i biglietti e mostra un’aria agiata. Se non riescono a
colpire quando l’uomo sale sulla carrozza, aspettano. Poi uno di loro si fa
avanti e, con voce pacata, domanda: «Per quale tratta ha il biglietto?» Il
passeggero, credendo di parlare con un funzionario ferroviario, risponde
subito. Il ladro allora replica: «In tal caso, deve salire sulla carrozza
successiva», indicando con un gesto il vagone davanti o quello dietro. Nello
stesso tempo solleva la valigia del viaggiatore, come per aiutarlo, e lo invita
con tono gentile: «Venga, signore!» L’uomo, senza sospetto, lo segue. Sulla
piattaforma, però, la banda è già pronta. Non appena arriva, lo circondano e lo
derubano con rapidità. Sapere dove teneva il denaro ha reso tutto semplice: il
colpo si consuma in un istante.
Il furto
dell’orologio è piuttosto comune, e un ladro esperto può compierlo in
pochissimi istanti. Non importa dove si trovi la vittima o in quali
circostanze: basta che stia ferma o sia seduta. Il borseggiatore si pone
parzialmente di fronte a lei e, coprendosi con un cappotto o un giornale,
oppure infilando la mano sinistra sotto il braccio destro della vittima,
afferra la catena e solleva con delicatezza l’orologio in posizione verticale.
Quando questo è completamente fuori dalla tasca, poggia nel palmo della mano,
con l’anello stretto tra il pollice e l’indice. A quel punto, il ladro spinge
leggermente in direzioni opposte il pollice e il dito, sganciando l’anello
dall’orologio, lascia cadere la catena e si dilegua. Spesso vengono rubati sia
l’orologio che la catena, ma questo tipo di furto richiede un po’ più di tempo.
Il ladro sfila dapprima il gancio o la barretta della catena dall’asola del
bottone, poi la tira dritta fuori dalla tasca, senza destare il minimo
sospetto. I professionisti chiamano l’orologio “super”, la catena “slang” e i
ladri di orologi “superavvitatori”. Ora passerò a descrivere le operazioni dei
borseggiatori che agiscono contro le donne — quelli che, come ho già accennato,
vengono chiamati “cacciatori di signore”. Di norma, gli uomini che rubano i
portamonete o le borsette delle donne indossano una giacca dritta. In inverno
operano attraverso le tasche del soprabito, in estate attraverso quelle della
giacca leggera. Per capire cosa si intenda con “lavorare attraverso le tasche”,
serve una breve spiegazione. La fodera interna delle tasche del cappotto di un
borseggiatore non è mai cucita in fondo. Il ladro apre con cura un lato della
tasca, nella parte alta, così da poter infilare la mano tra la fodera e la
stoffa, fino al fondo del cappotto, sbucando al di sotto. Nella tasca vera e
propria tiene sempre un fazzoletto, che si rivela spesso molto utile. Detto
questo per introdurre la scena, ecco l’operazione vera e propria. Ci troviamo
su un tram affollato, tutti i posti occupati. Il ladro sale, si ferma davanti a
una donna e afferra con una mano la maniglia. Con l’altra infila la mano nella
tasca del cappotto. In realtà la sua mano scivola attraverso la fodera e sbuca
dal lembo inferiore, che penzola con aria distratta nella tasca della signora.
Con un gesto sottile, solleva leggermente il bordo della gonna per raggiungere
la tasca. Una volta trovata, mette in pratica il “colpo di strappo” già
descritto: afferra il portamonete, lo tira a sé dentro la propria tasca e si
allontana con calma. Se la donna, per puro caso, dovesse percepire il movimento
delle dita vicino al suo corpo, il ladro ritrae immediatamente la mano, estrae
il fazzoletto e si asciuga il viso con disinvoltura. Un gesto così naturale e
banale convince subito la donna che si è sbagliata, e che quell’uomo, così
composto e tranquillo, non poteva certo avere le mani dove non dovevano essere.
Questo tipo di
lavoro si compie anche sulle piattaforme dei tram, mentre la donna sta salendo
o scendendo. In tali casi, lo “ganchio” è affiancato da uno “sponde”, che
riesce a mettersi sulla traiettoria della signora, così da tenerla ferma nella
posizione giusta per quel breve minuto necessario a portare a termine il furto.
A volte il ladro si siede accanto alla donna, voltato leggermente sul fianco
sinistro. Prende un giornale e finge di leggere, ma in realtà lo distende sulle
ginocchia per coprire la mano che è già all’opera, impegnata nel furto con
estrema destrezza. Molte donne, ormai consapevoli del pericolo, sono oggi
estremamente caute e controllano subito la borsa appena qualcuno accanto a loro
si alza. I ladri più esperti conoscono bene quest’abitudine, e sono diventati
così abili che riescono, con due sole dita, ad aprire il portamonete mentre è
ancora nella tasca. Piegando il dito indice come un piccolo gancio, ne svuotano
il contenuto senza muovere di un millimetro la borsa stessa. Questa manovra
viene chiamata “sradicare un cuoio”, e la rapidità con cui viene eseguita
lascia stupiti anche gli osservatori più scettici. Contrariamente a quanto si
crede, i ladri esperti tagliano di rado gli abiti per derubare le vittime.
Le borse e le
borsette alla moda, usate da molte donne per portare denaro, offrono occasioni
ideali ai ladri più abili. Per riuscire, basta coprire la borsa, aprirla con
discrezione, estrarre il portamonete e richiuderla seguendo il vecchio metodo
collaudato. Questo genere di furto avviene quotidianamente, e il luogo
preferito per metterlo in atto è davanti alle grandi vetrine dei rinomati
negozi di stoffe e abbigliamento, dove le signore si fermano a osservare le
novità e ad ammirare le esposizioni ricche e invitanti.
Le
borseggiatrici, per la maggior parte di nazionalità inglese, con una leggera
presenza di irlandesi e americane, appartengono in genere a una classe volgare
e sbandata. Lavorano spesso da sotto uno scialle o un mantello, e non di rado
ne tengono uno drappeggiato su un braccio. Concentrano le loro operazioni quasi
esclusivamente sulle donne, agendo in modo analogo ai loro colleghi maschi.
Essendo abili manipolatrici, trovano tra le signore più occasioni per
esercitare la loro arte che tra gli uomini. Solo i ragazzi o i principianti si
dedicano al livello più basso del borseggio, noto come “sollevamento di
fazzoletto”. È il primo passo verso la destrezza e l’esperienza, ma anche
l’inizio di un percorso che conduce inevitabilmente alla prigione. Ho cercato di
descrivere le modalità d’azione dei borseggiatori, ma esistono molti altri
espedienti che non ho voluto elencare per non tediare il lettore. Qui ho
riferito soltanto i metodi degli esperti, e dalle rivelazioni ora fatte il
pubblico potrà trarre un utile avvertimento: restando sempre in guardia, ognuno
potrà evitare di cadere vittima dell’esercito di mani leggere che infestano,
silenziose, le città di tutto il mondo civile.


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