Tuesday, October 21, 2025

Il Borseggiatore

                                                   IL BORSEGGIATORE

Il percorso iniziale di carriera di un criminale professionista include il lavoro in gruppo e l'imboscata ai depositanti bancari. Ladri di vagoni ferroviari. —Rubare la borchia di diamanti. Orologio e catene, borse e portafogli. — Ladri di tram. —La ladra.

Quando esaminiamo come i criminali professionisti iniziano la loro carriera, scopriamo sempre che il loro primo passo verso il crimine è il borseggio. Tra l'allarmante numero di ladri professionisti di tutti i ceti gerarchici nel paese di oggi, sarebbe difficile trovarne uno che, all'inizio della sua esperienza disonesta, non si sia occupato di rubare alle tasche degli innocenti e degli ignari. Il borseggio ha praticanti più abili rispetto alla maggior parte degli altri crimini. La folla di solito li include. Seguono i circuiti della gara. Essi sono frequentatori abituali dei circhi itineranti, li si trova nei teatri e nelle chiese. Alle adunanze pubbliche, alle feste popolari e persino ai funerali, questo funesto ladro si introduce con sfacciata audacia, portando con sé inevitabilmente turbamento e perdita. A questa categoria appartengono innumerevoli tipi di malviventi, dai ragazzini malvestiti che sottraggono fazzoletti, ai professionisti esperti capaci di sfilare con destrezza un portafoglio dalle tasche del soprabito di un ignaro passante. Le gradazioni intermedie sono ben definite e variano secondo l’abilità e l’audacia dei ladri stessi. Le ladre, abili quanto i loro colleghi maschi, eccellono nell’arte di rubare con grazia e disinvoltura gli ignari del settore. Alcuni maschi derubano soltanto le donne, mentre altri si rifiutano di farlo. Le ladre, invece, agiscono senza distinzione, sebbene riscuotano maggiore successo con le signore che con i signori. Nel linguaggio accettato della malavita, coloro che operano sugli uomini sono detti “sferzatori di signori”, mentre chi fa delle donne le proprie vittime predilette riceve il vezzoso appellativo di “tosatrici di dame”

Una descrizione dei metodi impiegati dalla confraternita dei borseggiatori può risultare al tempo stesso interessante e istruttiva, e poiché ho maturato una notevole esperienza con tutte le classi di questa singolare comunità, tenterò di illustrare le loro operazioni a beneficio dell’umanità sofferente. Per rendere il giusto rilievo anche a meriti discutibili, comincerò descrivendo le attività dei più ambiziosi tra i borseggiatori di sesso maschile, coloro che si aggirano nei pressi delle zone dove sorgono i grandi istituti bancari e tentano di derubare chi entra o esce dalle banche. In genere, quattro individui lavorano insieme per portare a compimento questo genere di impresa, e vengono comunemente chiamati “banda.” Nel gergo dei ladri, colui che compie materialmente il furto è detto “strumento” o “gancio,” mentre i suoi complici sono chiamati “sponde.”  

Dopo aver scelto la vittima — il cosiddetto “bersaglio” — intenta a prelevare una somma cospicua dalla banca, uno dei membri del gruppo prende posizione all’interno dell’edificio, in modo da osservare ogni movimento dell’uomo designato. Ciò consente alla banda di individuare con precisione dove viene riposto il denaro, permettendo così di impossessarsi rapidamente del “bottino.” Il “bersaglio” esce dalla banca, raggiunge il marciapiede e prosegue lungo la sua strada. I ladri lo seguono a breve distanza, ma non tentano di agire finché non notano che sta per imboccare una via affollata, salire su un mezzo pubblico, entrare in una strada stretta o attraversare il corridoio di un edificio. Quando la situazione si presenta in uno di questi luoghi angusti o gremiti, i malviventi passano subito all’azione, senza preavviso. Due di loro, detti “spondi anteriori,” si portano avanti per fermare la vittima. In tal modo ne ostacolano il cammino nel momento più opportuno. Lo “gancio” o “gancio,” intanto, si avvicina leggermente alle sue spalle. 



Al segnale convenuto — spesso un semplice colpo di tosse — i due “spondi anteriori” si arrestano. Fingono indifferenza, come se non si accorgessero di nulla, ignari dell’uomo che, dietro di loro, viene derubato. Se lo “gancio” tarda a mettere le mani sul portafoglio o sul denaro e nota che gli “spondi” cominciano a innervosirsi, egli pronuncia la parola d’ordine: “attacca!”. Ciò significa che, nel giro di pochi secondi, egli avrà successo e che tutti gli altri devono restare ai propri posti. Una volta assicuratosi il portafoglio, emetterà un cinguettio, simile a quello di un uccello, oppure pronuncerà la parola “lam!”. Questo segnale indica di lasciar andare l’uomo e di allontanarsi il più rapidamente possibile. La stessa parola viene usata anche quando non è possibile impadronirsi del denaro e ulteriori tentativi sarebbero inutili. Accade talvolta che risulti difficile estrarre il portafoglio o il pacchetto dalla tasca, e il “gancio” sa che, se insistesse troppo, l’uomo se ne accorgerebbe e darebbe l’allarme. In simili casi, il “gancio,” quando ha già il portafoglio tra le dita ed è pronto a sfilarlo, grida “Rouse!”. Al segnale, tutte le “sponde” spingono simultaneamente la vittima, e durante la breve confusione che ne segue, il “gancio” sfila con destrezza il portafoglio e si dilegua. Benché la descrizione di questa manovra possa sembrare lunga, in realtà l’operazione si compie in pochi secondi, sempre senza destare sospetti né provocare la minima agitazione nella vittima, derubata con spietata precisione.

Di norma, un commerciante che si reca personalmente, o che invia il suo commesso in banca per effettuare un versamento, colloca il denaro e gli assegni in senso longitudinale all’interno del libretto bancario, che di solito è più corto delle banconote, lasciando che queste sporgano oltre il margine. Il portatore ripone poi il libretto nella tasca interna della giacca e così lo trasporta fino alla banca. Un uomo incaricato di una somma rilevante è di solito sospettoso e prudente, e i ladri devono perciò agire con estrema cautela. Quando altri si accalcano o urtano un signore in tale situazione, egli istintivamente porta la mano al libretto che contiene il denaro, per assicurarsi che sia ancora al suo posto. I ladri conoscono perfettamente questa abitudine e, non appena si presenta l’occasione, afferrano le estremità delle banconote che sporgono dal libretto e, con un movimento rapido e preciso, estraggono il denaro lasciando il libretto intatto nella tasca. Il risultato naturale è che il diffidente depositante, toccando dall’esterno e trovando il libretto ancora al suo posto, non sospetta nulla e non si accorge del furto se non una volta giunto in banca. I ladri chiamano questo metodo “sradicamento.”

Alcune persone sono convinte di non poter essere derubate e si mostrano sempre caute. Queste tengono il libretto bancario e il denaro nella tasca esterna della giacca, e, mantenendo una mano sopra il libretto, si illudono che un furto sia impossibile. I ladri, però, la sanno più lunga, e il loro modo di agire è questo:

I ladri aspettano con pazienza il momento giusto, finché l’uomo non raggiunge la porta della banca. Poiché deve aprirla per entrare, uno dei complici gli si piazza subito davanti, oppure un po’ sulla sinistra, e si ferma proprio sulla soglia fingendo di leggere un foglio o di contare del denaro che tiene in mano. Il risultato è che, invece di spingere l’uomo di lato per poter usare la mano sinistra e aprire la porta, la vittima, senza pensarci, tende la destra – quella con cui fino a un momento prima proteggeva la tasca – e apre la porta. Lo “stalliere” allora avanza appena un poco e poi si scosta. Ma quel secondo è più che sufficiente: mentre la vittima e il suo “sponde” sono così impegnati, il borseggiatore ha già sfilato il denaro e si è dileguato. Nel gergo dei ladri, questo colpo è chiamato “trucco della storia”, e più di un messo di banca è stato derubato proprio in questo modo.

Quando il denaro si trova nelle tasche dei pantaloni, i metodi cambiano. Questo tipo di furto è molto più difficile e, in generale, meno redditizio rispetto a quello ai danni di chi sta andando o tornando dalla banca. I ladri che praticano quest’arte sono più rozzi e sbrigativi, sia nell’aspetto che nel modo di agire, e i loro movimenti, durante l’operazione, risultano più bruschi e decisi. I furti avvengono spesso nei tram – che loro chiamano “scuotitori” – oppure in mezzo alla folla, negli ingressi dei vagoni o sulle piattaforme esterne. I ladri, inoltre, usano termini particolari per indicare oggetti comuni: per esempio, il portafoglio viene chiamato “cuoio.”

I ladri di quest’ultima categoria scelgono di solito come vittima – che loro chiamano “bersaglio” – un uomo anziano o qualcuno che sembri venire dalla campagna. I primi, di norma, sono più deboli e considerati meno attenti dei giovani; il contadino, invece, si ritiene porti con sé più denaro contante rispetto a un abitante della città. I ladri salgono su un tram affollato e si posizionano nella parte posteriore, pronti a colpire. Per esempio, immaginiamo un uomo benestante sul pianale esterno del veicolo. La prima cosa da fare è capire in quale tasca tiene il denaro: per scoprirlo, il ladro fa scivolare con leggerezza la mano sulla parte anteriore di entrambe le tasche del “bersaglio”. Questa operazione di ricognizione viene chiamata “ventaglio”. Una volta individuato il portafoglio nella tasca sinistra, il segnale per i complici è “colpo a sinistra”. Le “sponde” circondano allora il “bersaglio” e lo “gancio” comincia a operare. Con il braccio coperto da un soprabito, infila nella tasca della vittima le prime due dita della mano destra, appena oltre la prima falange, con l’interno delle dita contro la fodera opposta al corpo. Curvando le dita, solleva la tasca in un movimento detto “strappo”, finché riesce a raggiungere il portafoglio. Non appena riesce ad afferrare il portafoglio – un’azione che nel loro gergo viene chiamata “colpo secco” – il ladro mormora piano: “Rouse!”. Lo “sponde” deve essere avvisato del momento in cui il bottino è stato preso, e attende che lo “gancio” gli sussurri “afferra questo!” oppure emetta un cinguettio sommesso: è il segnale che tutto è riuscito e che il denaro deve passare di mano, la rapina ormai conclusa con successo. Ma non tutti i viaggiatori sono così facili da raggirare. Alcuni turisti, soprattutto quelli che vengono dalla campagna, sono guardinghi e fanno di tutto per evitare i borseggiatori. Per sicurezza viaggiano sempre con le mani in tasca, tenendole sopra il portafoglio. Eppure, appena salgono sul tram, gli occhi dei ladri li seguono: sono già stati scelti come “bersaglio.” È circondato, intento a proteggere il suo tesoro, e ostacolato dalla spalla di uno “sponde”. Al comando sommesso “coprigli il cappello!”, il cappello del contadino viene spinto in avanti da dietro.

L’uomo, impossibilitato a usare l’altro braccio, estrae la mano dalla tasca per sistemarlo. In quell’istante, uno degli “spondi” si muove e gli infila una spalla sotto il braccio libero, impedendogli così di tornare a proteggere la tasca. Lo “gancio” agisce in fretta, e in pochi secondi il pianale torna ad essere sgombro per il contadino: i ladri se ne sono già andati, portando con sé il suo portafoglio. Quando tutti i posti del tram sono occupati, un borseggiatore può restare in piedi di fronte a un uomo con la giacca aperta. Si tiene sospeso alla maniglia del tettuccio, con un cappotto appoggiato sul braccio, e tenta il colpo. Assecondando il movimento oscillante del mezzo, riesce a far cadere il cappotto proprio sotto il mento del passeggero seduto: protetto da quell’ombra di stoffa, sfila il portafoglio dalla tasca interna della vittima, che non sospetta minimamente ciò che accade. Lo stesso ritmo del tram facilita i furti più audaci: con un giornale o un cappotto come schermo, i borseggiatori arrivano perfino a sfilare preziosi orecchini di diamante a passeggeri ignari. Quando il bottino è uno spillone di diamanti con vite, il ladro, dopo averlo coperto con il cappotto o con un giornale, afferra delicatamente la vite tra pollice e indice e tira leggermente la stoffa della camicia, allontanandola dal corpo della vittima. A quel punto, infila l’unghia del pollice dietro la testa della vite e, con una decisa torsione della mano, la svita fino a liberare la pietra. Per quanto questa manovra possa sembrare difficile, cede sempre alla giusta pressione del pollice sotto l’incastro della montatura. Se invece il diamante è fissato con un retro-piatto e non a vite, è impossibile staccarlo dal petto, e il ladro smette immediatamente di tentare. Con la stessa abilità, tolgono o sollevano una spilla di diamanti. Nel loro linguaggio segreto, questi spilloni o fermagli vengono chiamati “puntelli.”

I borseggiatori scelgono solitamente le loro vittime sul treno in anticipo, osservando con attenzione chi acquista i biglietti e mostra un’aria agiata. Se non riescono a colpire quando l’uomo sale sulla carrozza, aspettano. Poi uno di loro si fa avanti e, con voce pacata, domanda: «Per quale tratta ha il biglietto?» Il passeggero, credendo di parlare con un funzionario ferroviario, risponde subito. Il ladro allora replica: «In tal caso, deve salire sulla carrozza successiva», indicando con un gesto il vagone davanti o quello dietro. Nello stesso tempo solleva la valigia del viaggiatore, come per aiutarlo, e lo invita con tono gentile: «Venga, signore!» L’uomo, senza sospetto, lo segue. Sulla piattaforma, però, la banda è già pronta. Non appena arriva, lo circondano e lo derubano con rapidità. Sapere dove teneva il denaro ha reso tutto semplice: il colpo si consuma in un istante.]

I borseggiatori scelgono solitamente le loro vittime sul treno in anticipo, osservando con attenzione chi acquista i biglietti e mostra un’aria agiata. Se non riescono a colpire quando l’uomo sale sulla carrozza, aspettano. Poi uno di loro si fa avanti e, con voce pacata, domanda: «Per quale tratta ha il biglietto?» Il passeggero, credendo di parlare con un funzionario ferroviario, risponde subito. Il ladro allora replica: «In tal caso, deve salire sulla carrozza successiva», indicando con un gesto il vagone davanti o quello dietro. Nello stesso tempo solleva la valigia del viaggiatore, come per aiutarlo, e lo invita con tono gentile: «Venga, signore!» L’uomo, senza sospetto, lo segue. Sulla piattaforma, però, la banda è già pronta. Non appena arriva, lo circondano e lo derubano con rapidità. Sapere dove teneva il denaro ha reso tutto semplice: il colpo si consuma in un istante.

Il furto dell’orologio è piuttosto comune, e un ladro esperto può compierlo in pochissimi istanti. Non importa dove si trovi la vittima o in quali circostanze: basta che stia ferma o sia seduta. Il borseggiatore si pone parzialmente di fronte a lei e, coprendosi con un cappotto o un giornale, oppure infilando la mano sinistra sotto il braccio destro della vittima, afferra la catena e solleva con delicatezza l’orologio in posizione verticale. Quando questo è completamente fuori dalla tasca, poggia nel palmo della mano, con l’anello stretto tra il pollice e l’indice. A quel punto, il ladro spinge leggermente in direzioni opposte il pollice e il dito, sganciando l’anello dall’orologio, lascia cadere la catena e si dilegua. Spesso vengono rubati sia l’orologio che la catena, ma questo tipo di furto richiede un po’ più di tempo. Il ladro sfila dapprima il gancio o la barretta della catena dall’asola del bottone, poi la tira dritta fuori dalla tasca, senza destare il minimo sospetto. I professionisti chiamano l’orologio “super”, la catena “slang” e i ladri di orologi “superavvitatori”. Ora passerò a descrivere le operazioni dei borseggiatori che agiscono contro le donne — quelli che, come ho già accennato, vengono chiamati “cacciatori di signore”. Di norma, gli uomini che rubano i portamonete o le borsette delle donne indossano una giacca dritta. In inverno operano attraverso le tasche del soprabito, in estate attraverso quelle della giacca leggera. Per capire cosa si intenda con “lavorare attraverso le tasche”, serve una breve spiegazione. La fodera interna delle tasche del cappotto di un borseggiatore non è mai cucita in fondo. Il ladro apre con cura un lato della tasca, nella parte alta, così da poter infilare la mano tra la fodera e la stoffa, fino al fondo del cappotto, sbucando al di sotto. Nella tasca vera e propria tiene sempre un fazzoletto, che si rivela spesso molto utile. Detto questo per introdurre la scena, ecco l’operazione vera e propria. Ci troviamo su un tram affollato, tutti i posti occupati. Il ladro sale, si ferma davanti a una donna e afferra con una mano la maniglia. Con l’altra infila la mano nella tasca del cappotto. In realtà la sua mano scivola attraverso la fodera e sbuca dal lembo inferiore, che penzola con aria distratta nella tasca della signora. Con un gesto sottile, solleva leggermente il bordo della gonna per raggiungere la tasca. Una volta trovata, mette in pratica il “colpo di strappo” già descritto: afferra il portamonete, lo tira a sé dentro la propria tasca e si allontana con calma. Se la donna, per puro caso, dovesse percepire il movimento delle dita vicino al suo corpo, il ladro ritrae immediatamente la mano, estrae il fazzoletto e si asciuga il viso con disinvoltura. Un gesto così naturale e banale convince subito la donna che si è sbagliata, e che quell’uomo, così composto e tranquillo, non poteva certo avere le mani dove non dovevano essere.

Questo tipo di lavoro si compie anche sulle piattaforme dei tram, mentre la donna sta salendo o scendendo. In tali casi, lo “ganchio” è affiancato da uno “sponde”, che riesce a mettersi sulla traiettoria della signora, così da tenerla ferma nella posizione giusta per quel breve minuto necessario a portare a termine il furto. A volte il ladro si siede accanto alla donna, voltato leggermente sul fianco sinistro. Prende un giornale e finge di leggere, ma in realtà lo distende sulle ginocchia per coprire la mano che è già all’opera, impegnata nel furto con estrema destrezza. Molte donne, ormai consapevoli del pericolo, sono oggi estremamente caute e controllano subito la borsa appena qualcuno accanto a loro si alza. I ladri più esperti conoscono bene quest’abitudine, e sono diventati così abili che riescono, con due sole dita, ad aprire il portamonete mentre è ancora nella tasca. Piegando il dito indice come un piccolo gancio, ne svuotano il contenuto senza muovere di un millimetro la borsa stessa. Questa manovra viene chiamata “sradicare un cuoio”, e la rapidità con cui viene eseguita lascia stupiti anche gli osservatori più scettici. Contrariamente a quanto si crede, i ladri esperti tagliano di rado gli abiti per derubare le vittime.

Le borse e le borsette alla moda, usate da molte donne per portare denaro, offrono occasioni ideali ai ladri più abili. Per riuscire, basta coprire la borsa, aprirla con discrezione, estrarre il portamonete e richiuderla seguendo il vecchio metodo collaudato. Questo genere di furto avviene quotidianamente, e il luogo preferito per metterlo in atto è davanti alle grandi vetrine dei rinomati negozi di stoffe e abbigliamento, dove le signore si fermano a osservare le novità e ad ammirare le esposizioni ricche e invitanti.

Le borseggiatrici, per la maggior parte di nazionalità inglese, con una leggera presenza di irlandesi e americane, appartengono in genere a una classe volgare e sbandata. Lavorano spesso da sotto uno scialle o un mantello, e non di rado ne tengono uno drappeggiato su un braccio. Concentrano le loro operazioni quasi esclusivamente sulle donne, agendo in modo analogo ai loro colleghi maschi. Essendo abili manipolatrici, trovano tra le signore più occasioni per esercitare la loro arte che tra gli uomini. Solo i ragazzi o i principianti si dedicano al livello più basso del borseggio, noto come “sollevamento di fazzoletto”. È il primo passo verso la destrezza e l’esperienza, ma anche l’inizio di un percorso che conduce inevitabilmente alla prigione. Ho cercato di descrivere le modalità d’azione dei borseggiatori, ma esistono molti altri espedienti che non ho voluto elencare per non tediare il lettore. Qui ho riferito soltanto i metodi degli esperti, e dalle rivelazioni ora fatte il pubblico potrà trarre un utile avvertimento: restando sempre in guardia, ognuno potrà evitare di cadere vittima dell’esercito di mani leggere che infestano, silenziose, le città di tutto il mondo civile.

 

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